VERNACOLO ANCONETANO
Mario Panzini, oltre ad essere un profondo studioso e conoscitore del vernacolo della nostra città, è un poeta di primo piano. Nel sonetto che segue egli unisce questi suoi due ruoli, chiamando a testimone Duilio Scandali in un sintetico ritratto del vernacolo anconitano "tanto schieto, vivo, priciso, mocigò’ e ribusto", ma formulando il rimpianto di vederlo sempre più dimenticato dalla gente, quasi "chiuso in t’un casseto". Va evidenziato che il sonetto è datato 1956; oggi la situazione non va certamente vista con questo pessimismo, avendo il vernacolo trovato una nuova vitalità grazie alla sua riscoperta da parte della gente (basta pensare al successo del Festival di Varano, ai tanti autori contemporaneiche scrivono poesia e prosa vernacolare, a qualche accenno di un rifiorire di teatro "dialettale"). A voi, dunque, Mario Panzini.
A Duilio Scandali di Panzini Mario
da "Chi nun sa piagne, nun a manco ride"
Caro "Dovilio" (1), quando te rilègio (2)
me porti via cun Te, tanto luntano,
luntano de ‘sto mondo sempre pègio
in do’ s’è perzo el gusto anconetano.
Te ciavévi ragiò’, quando dicevi
ch’i tempi se gambiava e ch’el dialèto
(percosa in te le letere scrivevi,
da stròligo (3), ch’el mondo del Campéto (4)
a pogo a pogo se perdeva el gusto
de ‘sto discore nostro tanto schieto,
vivo, priciso, mocigò’ e ribusto), (5)
sarìa arimaso (6) chiuso in t’un casseto
com’un fiore passito (7) senza el fusto,
come ‘na foto giala in t’un quadreto.
(1956)
Note dell'autore:
(1) così egli stesso amava essere chiamato. Nacque a Udine il 27/11/1876, ma giunse in Ancona bambino e vi rimase fino alla morte, avvenuta l’11/7/1945. È il più grande Poeta vernacolo anconitano.
(2) rileggo
(3) strologo, indovino
(4) Il Campetto di Capodimonte, un meraviglioso spiazzo erboso ove una misteriosa calamita attirava, specie nelle dolci sere primaverili ed estive, gli abitanti del rione ed anche di altri rioni - sconvolto dalle bombe nel 1943
(5) mordace e robusto
(6) sarebbe rimasto
(7) appassito