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Una rubrica a cura della Dr.ssa Ilaria Silvestrini, Biologa Nutrizionista
ilaria@moscioli.com

Tonno al mercurio

Cara Ilaria,
a casa non mangiamo troppo spesso carne, non più di una volta alla settimana. Spesso ( diciamo anche tre volte alla settimana) mangiamo il tonno in scatola preparato su una pasta semplice, o con pomodoro e origano, o con fagioli. Costa poco, è gustoso, ci aiuta a preparare un pranzo veloce, per poi cucinare di più a sera. Ora ho sentito trasmissioni TV in cui si indica un contenuto rischioso di mercurio .... proprio nel tonno, come nei frutti di mare. Sulla scatoletta non è mai indicato dove viene pescato, semmai dove inscatolato! Che ne pensi? Se fosse vero mi preoccuperei e poi: come difenderci dal veleno in ogni cibo? Il biologico costa moltissimo e non è facile sceglierlo per tutti gli alimenti senza spendere un patrimonio.
Qualche consiglio?
Ciao e complimenti per la tua rubrica.


Cara lettrice, la questione che si pone è molto interessante perché riguarda sicuramente una fascia elevata di consumatori dato che la quasi totalità delle famiglie europee tiene nella propria dispensa almeno una confezione di tonno in scatola.
La praticità di consumo, la lunga conservazione, il costo contenuto e le innumerevoli preparazioni a cui si presta, hanno fatto del tonno in scatola il re indiscusso dei pasti veloci, siano essi primi piatti, insalatone di riso o panini imbottiti.

Recentemente il tonno in scatola è salito alla ribalta delle cronache perché accusato di essere veicolo di sostanze tossiche quali metalli, in particolare del mercurio.
Spieghiamo perché il tonno è più soggetto ad accumulo di contaminanti rispetto ad altre specie ittiche.
Il tonno, come si sa, fa parte dei cosiddetti pesci “grandi predatori” a causa della sua stazza e della sua alimentazione che lo pone quasi ai vertici della catena alimentare.
Ciò significa che la sua dieta è a base di pesci abbastanza grandi che contengono anche loro mercurio, i quali, a loro volta, mangiano pesci più piccoli ma anch’essi contaminati dal metallo pesante.
Le carni del tonno, quindi, sono ricche di mercurio perché il pesce si è alimentato con prede anch’esse contaminate che hanno portato ad una situazione di accumulo del suddetto elemento.
In particolare, il tonno a pinna gialla che viene così tanto pubblicizzato come prodotto di elevata qualità a causa delle sue carni pregiate, è invece molto più soggetto ad accumulo di mercurio rispetto ad altre qualità di tonno che presentano dimensioni minori e quindi si nutrono di pesci più piccoli e meno contaminati.
Nella confezione di latta non viene quasi mai riportata l’origine del prodotto pescato, a meno che non sia un particolare motivo di pregio come nel caso del tonno pescato in Sicilia o nel Mediterraneo.
L’unico suggerimento è quello di leggere con attenzione le etichette: alcune confezioni riportano negli ingredienti la scritta “Tonno pinna gialla” per cui direi che sarebbe meglio preferire altre qualità di tonno.
E’ pur vero che nel prodotto pescato, lavorato e inscatolato, i valori di mercurio si attestano nella norma ed entro i limiti imposti dalle direttive europee per cui, in sé per sé, non è la singola scatoletta di tonno che può “avvelenarci”, bensì è il suo consumo ripetuto che ci porta all’ intossicazione da accumulo.
Il consiglio che posso dare è di limitare al massimo l’uso di prodotti inscatolati in quanto poveri di nutrienti ma ricchi di sale, conservanti e coloranti.
Una valida alternativa al tonno in scatola può essere il salmone che è povero di metalli pesanti e di contaminanti e ricco di salutari acidi grassi omega3.
Lo stesso discorso del tonno vale per tutti i cibi, freschi e conservati, per la frutta e la verdura, i cereali e anche le carni, sia bianche che rosse.
Tutti questi cibi vengono spesso trattati con pesticidi o gas che ne accelerano i processi di maturazione, gli animali da allevamento vengono cresciuti con ormoni e trattati con antibiotici per curare le innumerevoli patologie che l’allevamento intensivo provoca, e i pesci di acquicoltura (qualora si tratti di allevamenti poco controllati) vengono nutriti con farine e coloranti per rendere l’aspetto delle carni più appetibile.
Ultimo a salire alla ribalta della cronaca è il famoso pesce Pangasio che viene allevato nella foce del Mekong, fiume in cui riversano i propri scarichi le centinaia di industrie che si affiancano lungo il suo corso.
Come difenderci da tutto ciò?
Ovviamente la scelta migliore è quella di preferire cibi di origine biologia ma, come la lettrice ci fa notare, spesso sono molto costosi o difficili da reperire.
Un'altra strategia può essere quella di variare il più possibile sia i cibi che mangiamo, che le “marche” dei cibi confezionati; così facendo si rischia in misura minore l’intossicazione da accumulo di metalli pesanti e tossine che molto spesso sono specifici per determinate coltivazioni o specie animali.

Il contenuto dell’articolo rappresenta dei consigli generici e pertanto non si può sostituire al parere che potrei esprimere per ogni singolo caso durante una visita ambulatoriale.

Per informazioni, per le vostre richieste o per raccontarmi le vostre esperienze che saranno oggetto dei successivi appuntamenti con la rubrica, scrivetemi all’indirizzo ilaria@moscioli.com

Salute a tutti!

 

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