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Amilcare di Mmarcus
inedita

Amilcare adorava guardarsi le mani. Contrarre le dita e studiarne il movimento era il suo passatempo preferito. Osservarle gli piaceva. Era una tregua alla mente affaticata dalla noia. Un pensiero fisso che lo accompagnava, una costante nella sua nuova condizione di vita. Guardare quelle mani, che per tanti anni avevano lavorato in modo veloce e senza un attimo di sosta, lo rasserenava, e lo metteva di buon umore. Le studiava come fossero oggetti nuovi del suo corpo: le aveva ferite, maltrattate, e sporcate. Adesso chiedevano riposo e cura. I dolori e l'artrite le avevano rese rigide e nodose, ma erano ancora dinamiche per un vecchio della sua età. Amilcare aveva terminato il ciclo lavorativo che un uomo doveva compiere nella sua vita, di fatto era un uomo libero agli occhi della società. La pensione dopo una vita di sacrifici gli concedeva la possibilità di distrarsi e di non pensare troppo. Era vero, gli mancava lo stress della catena di montaggio, il lavoro in fabbrica era stata tutta la sua esistenza. Non era ancora abituato all'ozio. Ora che aveva tempo rifletteva solo su quelle mani che gli avevano permesso di guadagnarsi di che vivere. Cosa avrebbe fatto se non le avesse avute così non se lo era mai chiesto. La fabbrica dopo alcuni mesi era già uno sbiadito ricordo, lo avevano mandato a riposo con tutti gli onori, gli avevano anche dato una medaglia. Adesso, poteva fare quello che nella vita non aveva mai potuto fare: viaggiare. Di volare non se la sentiva, era un'esperienza a cui aveva rinunciato a priori, aveva paura. La stazione, invece era un luogo più sicuro, con meno colori e luci a distrarti, un luogo più familiare al suo stile di vita. Quelle tonalità di marroni, e quello sporco secolare gli avevano sempre dato un senso disicurezza. L'odore della strada ferrata, la miscela maleodorante di metallo mista alla nafta dei binari creavano una dolce sensazione di stordimento in cui gli piaceva farsi cullare. Quando una voce da un altoparlante annunciò la partenza, posò le mani sulle gambe, chiuse gli occhi e cercò di dormire.

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