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GIOVANI SCRITTORI CERCASI

Sono felice di ospitare nella mia rubrica una scrittrice che ha talento da
vendere, Tiziana Barbini. Ho avuto il privilegio di ricevere una bozza del
racconto che sta scrivendo e voglio condividerla con tutti voi appassionati
di poesia & co. Quella che pubblico è solo una parte di un progetto più
grande che sta ancora prendendo forma e che spero possa diventare un
racconto meraviglioso. Immergetevi pure in queste magiche atmosfere! Ilaria.

Epiro di Barbini Tiziana
inedita

L'alba era spuntata da poco quando la voce chiara e forte, proveniente dalla cima del minareto più alto della città, invitò i fedeli come ogni giorno alla prima preghiera del mattino. La voce si diffuse di minareto in minareto e ben presto la città tutta risuonò di voci che rendevano omaggio ad Allah ed al suo Profeta. Man mano che il sole si alzava, i suoi raggi scendevano dalla cima delle montagne sempre più in basso fino a raggiungere
La superficie del lago coprendo di riverberi d'oro le sue acque limpide e profonde.Mentre il calore del sole cre-
sceva piano piano di intensità, una leggera nebbia si levava dal lago salendo lentamente verso l'alto e nascon-
dendo appena alla vista le cime delle alte montagne che lo circondavano. Stormi di anatre si levavano in volo
dai canneti, disturbati dalle prime barche di pescatori che uscivano per la pesca quotidiana, il frutto della quale avrebbero venduto più tardi al mercato permanente della città. Quest'ultima sorgeva sulla riva destra del lago per chi veniva dalla strada del mare, lontano due giorni di cammino a dorso dei muli o dei cavalli.Le case scendevano fino alla piccola spiaggia formata da un'insenatura del lago.Lì erano ormeggiate le piccole barche
dei pescatori mentre, un pò più in là, dove l'acqua era più profonda, erano ormeggiate le grandi imbarcazioni turche che servivano al Pascià ed alla sua corte per lunghe passeggiate fino alla riva opposta o per raggiun-
gere qualcuna delle isolette che sorgevano al centro del lago.Per ultime venivano le imbarcazioni dei più fa-
coltosi fra i mercanti o i nobili della città, usate per gli stessi scopi sempre che il Pascià avesse dato il permes-
so. Le vie della città erano strette e fiancheggiate da case di pietra ad uno o, al massimo, da due piani con
le strette e piccole finestre chiuse da imposte di legno. La maggior parte delle case aveva un cortile interno
circondato da alte mura e chiuso da pesanti porte di legno. Piccole botteghe fumose e scure, l'una vicino all'altra, occupavano la maggior parte dei piani inferiori delle case che davano sulle vie principali.. I bottegai
richiamavano l'attenzione dei passanti con grida e colpi secchi battuti su lastre di rame,come tanti piccoli gong ma dal suono decisamente più secco.La maggior parte della strada era occupata dalle merci esposte,
cosicchè lo spazio a disposizione dei passanti era molto ridotto e ad ogni passo si rischiava di inciampare in
qualche grande caldaio di rame o in vasi di terracotta o in mucchi di grosse funi per i più svariati usi.
Manufatti di lana, tappeti e coperte floccate cioè, si vendevano un pò ovunque,frutto del lavoro delle donne del popolo che con arte li tessevano sedute ai loro telai, ripetendo gesti la cui origine si perdeva nel passato L'orgoglio della città erano però i numerosi negozi di oreficeria che l'avevano resa famosa in tutta la regione: vere e proprie opere d'arte uscivano dalle mani dei mastri orefici che,con abilità, forgiavano le splendide filigrane intrecciando e saldando tra loro con delicata e minuziosa raffinatezza i sottili filamenti d'argento.I giioielli che ne uscivano avrebbero poi adornato le ricche rappresentanti della nobiltà greca così come quelle della nobiltà turca e sarebbero entrati negli harem ad adornare le gole, gli orecchi, le braccia e le caviglie delle bellissime donne lì rinchiuse. Vi erano però anche ricchi negozi di stoffe che arrivavano da Corfù, a quei tempi meta di mercanti provenienti dall'Italia che lì sostavano prima di riprendere i loro viaggi verso le coste meridionali della Grecia e verso l'Oriente.Altre stoffe arrivavano direttamente da Costantinopoli, sete dai colori vivaci, mussole e broccati ricamati con arabeschi dorati sarebbero servite per addobbare le ricche dimore dei funzionari turchi e dello stesso Pascià; le più belle tra queste ovviamente avrebbero abbigliato le donne degli harem.
Le donne greche invece, tessevano da sole le stoffe per i propri abiti o le acquistavano nei negozi gestiti dai negozianti greci ma erano stoffe pesanti e rozze se paragonate a quelle delle leggerissime delle donne turche.
Numerosi piccoli locali, paragonabili più o meno ai nostri bar, chiamati Kafenion, erano sparsi in tutta la città, luoghi di ritrovo per gli uomini che ,alla sera, si riunivano per bere un buon caffè turco o l'ouzo,aperitivo nazionale accompagnato da irresistibili stuzzichini,oppure per fumare o giocare a tavli.Questi locali raramente erano visitati dai Turchi che preferivano incontrarsi nei loro bagni di vapore o fuori dalle loro moschee.Il Kafenion era severamente proibito alle donne o,per lo meno a quelle per bene e di buona famiglia che approfittavanodelle poche occasioni che avevano di uscire di casa per passeggiare lungo il lago o fare un giro per le strade principali della città sempre però accompagnate da mariti o da parenti o da servitori.....

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